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La storia di Barbarano

Barbarano Vicentino è un comune italiano di 4597 abitanti (dato aggiornato al 31.05.2017) della provincia di Vicenza in Veneto, situato ai piedi dei Colli Berici.

Il territorio di Barbarano Vicentino, esteso su una superficie di circa 20 km², oltre al centro principale di Barbarano Capoluogo, comprende anche la frazione di Ponte di Barbarano e le località di San Giovanni in Monte, Mezzana e Monticello. La superficie ha una forma allungata in direzione nordovest-sudest e la parte più settentrionale è occupata dai promontori appartenenti al complesso dei Colli Berici.

Le elevazioni maggiori sono rappresentate dal Monte Cengia (427 m) e dal Monte Tondo (417 m), ma tutto l’altopiano presenta un susseguirsi di alture e di depressioni dal profilo dolce e ondulato, con dislivelli di poche decine di metri e con una morfologia tipicamente carsica. Lungo i versanti, che scendono verso la pianura con pendenze più o meno accentuate a seconda della consistenza della roccia, livelli di sorgenti ben definiti alimentano alcuni torrenti di modesta portata: lo “Scaranto”, che attraversa il centro di Barbarano Vicentino per diramarsi poi nei tanti fossi e canali tra Barbarano e Ponte. Più a sud troviamo il promontorio del Castellaro e la collina di San Pancrazio e il colle di Monticello.

 

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta

La chiesa sorge in Piazza Roma, a Barbarano Capoluogo, sul luogo dell’antica parrocchia edificata nei primi secoli della diffusione del Cristianesimo; tali origini sono testimoniate da un’iscrizione posta sulla facciata dell’attuale chiesa, poi ricostruita nel 1004 e riedificata nel 1747. I lavori per la nuova facciata terminarono nel 1888. Solo nel 1935 la chiesa fu completata. Contenute nelle nicchie della facciata esterna principale, due statue settecentesche: a sinistra san Pietro con il libro sacro e due grosse chiavi, a destra san Paolo con il libro e la spada.

All’interno, la bussola del portale maggiore è settecentesca, mentre è del 1538 l’acquasantiera in marmo di Chiampo; sulla parete di destra si trova anche un fonte battesimale, anch’esso in marmo dei primi decenni del Cinquecento.

La chiesa custodisce alcune opere di pregio, come la scultura in marmo greco raffigurante la Madonna in trono col Bambino (ora conservata presso l’adiacente museo), originariamente murata nel campanile e collegata alla scultura veronese del tardo Trecento.

Alle pareti laterali della navata vi sono sei altari barocchi: della Madonna del Rosario, della Madonna del Parto, dell’Assunta, del Sacro Cuore di Gesù, di sant’Antonio da Padova e di san Giuseppe; al centro l’altare Maggiore. Lungo le pareti sono appese quattordici tele ad olio rappresentanti le varie tappe della Via Crucis dipinte nella seconda metà dell’Ottocento.

Si possono inoltre notare una lunetta che rappresenta Dio Benedicente tra i cherubini (della fine del XV secolo), tre statue della Madonna con il Bambino e due santi vescovi attribuiti allo scultore padovano Andrea Riccio, la pala rappresentante la Madonna del Rosario di Alessandro Maganza, la Deposizione della Croce attribuita a Francesco Maffei e un crocifisso ligneo dell’inizio del XVI secolo. Neli’adiacente museo parrocchiale si conserva la stele funeraria di Fortunio, datata al II secolo d.C.

Il campanile, a pianta quadrata, ha un’origine duecentesca: il suo coronamento avrebbe dovuto essere a pigna. Nella cella si apre una bifora in rapporto assiale con la bifora dell’adiacente Palazzo dei Canonici. Portati a termine di recente i lavori di restauro e messa in sicurezza.

 

Chiesa di San Giovanni in Monte

Esistono diverse ipotesi riguardo all’origine di questa chiesa, che si trova nell’omonima frazione di San Giovanni in Monte: secondo una di queste la chiesa e il monastero che esisteva nelle immediate adiacenze erano stati la sede dell’ordine dei cavalieri del Tempio, secondo un’altra il complesso era in origine un monastero fondato dalla famiglia Barbarano. Di certo nel 1459, accanto alla chiesa di San Giovanni – esistente almeno dal 1306 – Cosma Barbarano fece costruire un monastero che fu sede dei carmelitani fino alla fine del Seicento.

Nel 1744 iniziarono i lavori di restauro e la chiesa venne riaperta al culto nel 1784. Il vecchio campanile venne sostituito nel 1894 con uno nuovo, come attesta l’epigrafe che vi è murata. La chiesa, però, non è più adibita al culto dal 1954, quando insieme al monastero fu ceduta al Comando Trasmissioni dell’Esercito Italiano. Poco lontano da questa chiesa, denominata poi “Chiesa Vecchia”, è stata costruita la nuova parrocchiale che contiene molti reperti dell’antico complesso.

 

Chiesa e convento di San Pancrazio

La chiesa e il convento dedicati a Pancrazio, cavaliere romano martirizzato nel 304, sorgono sul promontorio orientale del comune di Barbarano. L’origine della costruzione di questo complesso religioso risale al 1501, quando i barbaranesi donarono alla congregazione dei francescani il luogo in cui far sorgere una piccola chiesa e il monastero. Nel Seicento iniziarono interventi di rifacimento, che proseguirono fino alla prima metà del XX secolo.
Nel 1768 il convento venne soppresso dalla Repubblica di Venezia; riaperto nel 1834, vide il ritorno dei frati che, con l’aiuto della popolazione, operarono un restauro e lavori di ampliamento.

Il Palazzo dei Canonici

Un documento del 1187, in cui si nomina un edificio appartenente al Capitolo dei canonici di Barbarano, e una perizia tecnica ivi eseguita fanno pensare che il palazzo sia stato costruito nel XV secolo, utilizzando una più antica struttura che inglobava una fortificazione medievale.

Il palazzo è in stile gotico, costruito con la pietra di Nanto, pietra tipicamente tenera e dalle tonalità giallastre.

Con il tempo l’edificio cadde in rovina, fino a quando nel 1530 il nobile e arciprete barbaranese Paolo Godi, dopo aver commissionato a sue spese un restauro del palazzo in stile rinascimentale, lo destinò a propria abitazione. Dopo la sua morte l’edificio divenne dimora di altri nobili arcipreti che lasciarono traccia della loro presenza. A causa dei numerosi restauri susseguitisi nel corso dei secoli, il palazzo fonde in sé elementi appartenenti alle varie correnti artistiche succedutesi nei tempi: infatti, oltre ad elementi gotici e rinascimentali, si possono distinguere stilemi riconducibili al manierismo romano e al barocco (come il caminetto nella sala all’estremità sud-ovest del pianterreno) e ad interventi avvenuti nella metà del Settecento.

Nella facciata sud sono incastonati sei stemmi araldici: del vescovo Giovanni Battista Zeno, della famiglia Della Rovere, della famiglia Godi, della città di Vicenza, della famiglia Saraceno, e l’antico stemma civico di Barbarano.

Riportato recentemente a nuovo splendore dopo i numerosi lavori di restauro, il palazzo è sede della biblioteca civica, di importanti eventi culturali e di altre attività dell’amministrazione comunale.

 

Villa Godi Marinoni

Sorge sul colle che sovrasta da sud il centro di Barbarano e lo separa dal comune di Villaga. Secondo la tradizione e diversi documenti si può ipotizzare che, nel luogo dove sorge la villa, vi fossero consistenti preesistenze medievali, tra cui il castello dei vescovi di Vicenza fino all’inizio del XIV secolo.

Abitata da discendenti della famiglia Godi già dal 1316, la proprietà detta “Castellaro” nel 1432 venne concessa in feudo dal vescovo Pietro Miani al notaio e scrittore vicentino Antonio Godi. In seguito, la villa divenne proprietà dei Godi, fatta eccezione per un periodo in cui ne fu proprietario Bartolomeo Barbarano. Agli inizi del Settecento, Massimiliano Godi acquistò le proprietà intorno alla villa e commissionò nel 1716 vari lavori di ristrutturazione, durante i quali fu costruito, per concessione del vescovo, l’oratorio destinato a san Gaetano Thiene. Da più di un secolo tutta la proprietà appartiene alla famiglia Marinoni.

I pilastri dell’accesso ovest sono in pietra di Nanto (quello di destra porta un’epigrafe datata 1683), mentre la barchessa ha un impianto in stile quattrocentesco. All’interno della villa, l’entrata e il piano superiore sono ricoperti da un pregevole pavimento settecentesco in terrazzo veneziano.

L’elegante parco, progettato forse da Francesco Muttoni, è diviso in diversi livelli: il giardino superiore a est, la cedraia e la serra a sud, il boschetto a sud-est e il brolo rettangolare a sud-ovest dove sono presenti anche alcuni maestosi e secolari ippocastani.

 

Villa Sangiantofetti e Oratorio del Santissimo Redentore (località Ponte di Barbarano)

La villa, che si erge nella località di Ponte si Barbarano, è dal 1544 proprietà della famiglia Traverso e, nel corso dei secoli, fu soggetta a diverse modifiche e ampliamenti, così come a passaggi di proprietà fino a giungere nel 1963 alla famiglia Rigon.

Il pianterreno sembra risalire alla seconda metà del Cinquecento o all’inizio del Seicento; al secolo successivo risale invece il piano superiore. L’interno della villa è impreziosito dal salone centrale con il soffitto a travature, arricchite da decorazioni pittoriche del Cinquecento.

Sul lato meridionale, la villa guarda su un vasto giardino, ornato un tempo da statue e concluso da una peschiera, divisa al centro da un ponticello e alimentata dall’acqua di una roggia proveniente da Monticello. Interessante è anche il complesso degli annessi rustici, con la barchessa e la colombara, che si snoda a “L” sul lato orientale.

Il complesso architettonico comprende anche l’oratorio dedicato al Redentore. Fatto edificare fra il 1665 e il 1685 da Francesco Molin, presenta la facciata rivolta verso la strada. Le statue di San Giovanni e di Sant’Agostino fiancheggiano il portale d’ingresso. All’interno della cappella degno di nota è il soffitto, decorato da ricche cornici che denotano uno spiccato gusto veneziano.